La festa del Naadam: il viaggio in Mongolia più emozionante
Nel cuore dell’Asia centrale, tra steppe infinite e cieli smisurati, la Mongolia si rivela nella sua forma più autentica durante il Naadam, la grande festa nazionale che ogni estate, a luglio, celebra l’identità nomade del paese.
Ulaanbaatar, la capitale, diventa il fulcro di questo evento antico, ma è nelle steppe che si percepisce pienamente lo spirito della celebrazione. Qui si svolgono le tre discipline virili: lotta, tiro con l’arco e corsa dei cavalli. Sono tradizioni che affondano le radici nell’epoca di Gengis Khan e nell’organizzazione militare dell’impero mongolo.
Il paesaggio, segnato da una luce limpida che muta con il vento, accompagna un rituale collettivo che è al tempo stesso competizione e memoria storica. Dopo i decenni del regime socialista, che aveva incanalato il Naadam in forme più ufficiali, la Mongolia contemporanea ha riscoperto il valore profondo di questa festa, oggi riconosciuta come patrimonio culturale immateriale dell’umanità dall’UNESCO dal 2010.
Le città mostrano segni di modernizzazione rapida, ma basta allontanarsi di pochi chilometri per incontrare le gher, le tende circolari dei pastori, e uno stile di vita rimasto sorprendentemente intatto. Partecipare al Naadam significa entrare in un tempo sospeso, dove il passato imperiale e la quotidianità nomade dialogano con un presente in trasformazione, restituendo l’immagine di un paese che continua a definire sé stesso tra tradizione e apertura al mondo.
Scopri la festa del Naadam, ciò che rende un viaggio in Mongolia unico:
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Le tre discipline virili
Le tre discipline virili del Naadam rappresentano l’essenza più profonda della cultura nomade, un’eredità che risale all’epoca di Gengis Khan e alla formazione del grande impero mongolo.
La lotta, chiamata bökh, è forse la più simbolica: priva di categorie di peso, mette in scena la forza, l’equilibrio e l’astuzia dei contendenti, avvolti nei caratteristici costumi aperti sul petto, in un rituale che richiama antichi codici d’onore.
Il tiro con l’arco, praticato da uomini e donne, conserva tecniche tramandate nei secoli, con archi compositi e bersagli disposti a distanza, mentre i canti tradizionali accompagnano ogni centro, fondendo gesto sportivo e dimensione cerimoniale.
Ma è la corsa dei cavalli, affidata a bambini fantini che cavalcano per chilometri attraverso la steppa, a evocare con maggiore intensità il legame tra il popolo mongolo e il cavallo, animale imprescindibile nella vita quotidiana e nella storia militare del paese.
Durante il periodo socialista queste discipline furono codificate e inserite in un calendario ufficiale, ma non persero mai il loro valore identitario, che oggi rivive con forza in un contesto riconosciuto dall’UNESCO come patrimonio culturale immateriale dal 2010. In queste competizioni, immerse in un paesaggio primordiale e senza tempo, si riflette ancora oggi l’anima di una civiltà che ha fatto della libertà di movimento e dell’armonia con la natura il proprio tratto distintivo.










