PANTELLERIA

LAVA, CAPPERI E ZIBIBBO

Nel blu del canale di Sicilia c’è una perla nera: in viaggio a Pantelleria si scoprono i segreti dell’ultima isola d’Italia.
Lontana dai riflettori che puntano su Lampedusa, Pantelleria se ne sta in disparte e custodisce come un segreto il suo primato di isola siciliana più vicina alle coste tunisine. È un luogo dalla storia antica, forgiato dai contadini più che dai pescatori: un’isola unica nel suo genere.
Avvicinandosi dal mare, suoi paesaggi selvaggi sono dominati dal colore bruno delle colate laviche a sfioro sul blu. Oltre, la costa punteggiata dal verde scuro di capperi, olivi e viti, dal bianco della calce dei tetti dei dammusi e dalle acque intoccate dei laghetti termali, incastonati nei coni di antichi vulcani.

 

La storia di Pantelleria nasce con un vulcano sommerso. I fenici la chiamavano Hiranim e vi fondarono la colonia di Cossyra. Solo nel 540, sotto l’imperatore Giustiniano, l’isola prese il nome attuale: Patelareas. Gli Arabi la chiamarono poi Bent el Rhia, l’isola del vento. fu in questo periodo che vennero introdotti i dammusi e la lingua che, con una variante locale simile al maltese, rimase in uso fino agli inizi del XIX secolo.

 

Un viaggio a Pantelleria è l’incontro con gli elementi naturali che ne caratterizzano il paesaggio. A cui si aggiunge la mano dell’uomo: dammusi e giardini panteschi. Questi ultimi sono stati inseriti nei Patrimoni UNESCO per la loro unicità, che coniuga la perizia tecnica del muro a secco, a quella agricola. All’interno di queste singolari costruzioni quasi sempre cilindriche, si crea un micro-clima adatto alla crescita degli agrumi. Il muro protegge la pianta dai forti venti che spazzano Pantelleria e dalla salsedine. Le fronde convogliano ombra e umidità contribuendo alla crescita circolare.
Il cosiddetto agrume prigioniero nel giardino passa di generazione in generazione, fino a diventare un bene di famiglia.

 

Pantelleria è specializzata nella coltivazione della vite. Qui nasce lo zibibbo, da vitigni coltivati a dispetto dell’asprezza del territorio, attraverso la vite ad alberello. Questa particolare tecnica è talmente peculiare e importante alla vita dell’Isola, da diventare Patrimonio Immateriale UNESCO, prima pratica agricola al mondo a ottenere questo riconoscimento.
Un’altra importante coltivazione è il Cappero di Pantelleria. Ciò che noi conosciamo come cappero è il fiore della pianta, raccolto prima che sbocci. Pochi sanno che in cucina si usano anche i fiori sbocciati, detti cucunci, e le foglie.

 

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